Trentenne cassaintegrato
"Un nuovo lavoro? Non lo troverei"
Un giovane operaio dell'azienda Casappa che dal 15 marzo sarà in cassa integrazione: "C'è malcontento tra i lavoratori, alcuni sono stati obbligati a prendere le ferie e non pagano più gli straordinari"
di Diletta Canepari

Quando ha compreso che ci sarebbe stata la possibilità della cassa integrazione?
E’ già qualche mese che i lavoratori sono stati obbligati ad usufruire delle ferie residue. Ci sono persone in ferie da dicembre. Dopo questo primo segnale piuttosto esplicito sono stati licenziati i lavoratori interinali e gli artigiani che però fanno parte di una cooperativa che lavorava per Casappa. Ora sembra proprio che dal 15 marzo molti di noi saranno in cassa integrazione. Ad alcuni hanno anche proposto di fare la cosiddetta “ settimana corta” e lavorare per meno giorni alla settimana.
In cosa consiste da voi la cassa integrazione?
Si alternano due settimane di lavoro ad una a casa. Alla fine del mese percepiamo il 75% del nostro stipendio ordinario, vi è una sorta di rotazione. Il meccanismo potrebbe andare avanti fino a giugno oppure prolungarsi fino a settembre. Questa condizione ci è stata naturalmente imposta dai datori di lavoro che hanno anche bloccato gli straordinari. Durante alcune ore si può vedere che c’è gente che sta lavorando gratis.
Come crede che reagirà a questa situazione?
Non mi rimane che provare ad andare avanti comunque nel mio posto di lavoro. Non mi sono neppure messo a cercare un altro impiego, perché tanto non lo troverei. La situazione appare grigia. Per ora non temo il licenziamento e spero in un cambiamento di corrente in grado di ristabilire le cose. Stiamo comunque lavorando con i sindacati anche se per ora non pare semplice trovare una soluzione ai nostri problemi.
Che aria si respira tra i lavoratori?
C’è malcontento. E per ora continuano ad esserci quei segnali che rivelano la difficoltà del periodo. Casappa non molto tempo fa ha aperto uno stabilimento in Cina e anche lì non sta andando molto bene. Inoltre, venendo a quello che possiamo constatare nella sede nei pressi di Parma, i maggiori fornitori hanno già provveduto a ritirare gli ordini dei materiali e dei componenti, di tutto ciò che siamo soliti utilizzare nel nostro lavoro.
Come considera il momento che si sta vivendo nel mondo del lavoro?
Difficile. Se fallisse l’azienda per cui lavoro vorrebbe dire che la situazione è davvero preoccupante. Per ora mi sembra grave ma non irrimediabile, per fortuna.
(02 marzo 2009)
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